MK Global Kapital: in Tagikistan per investire in un Paese con elevato potenziale

03.03.2026
Attraverso il gruppo che ha fondato Trani porta capitali, standard e visione in un mercato giovane e in trasformazione. Dalla microfinanza all’energia, passando per l’imprenditoria femminile, la sua presenza racconta una strategia precisa: costruire connessioni economiche dove il futuro si sta ancora scrivendo.

Dott. Trani, cosa ci fa un imprenditore italiano in Tagikistan?
“Faccio quello che ho sempre fatto, in tutti i territori dove ho investito: costruire ponti dove gli altri vedono muri. Il Tagikistan è entrato nel mio radar quando guidavo Mikro Kapital — gruppo che ho fondato nel 2008 con sede a Lussemburgo, e che tra luglio 2025 e gennaio 2026 ha completato un processo di rebranding consolidando tutte le società del portafoglio sotto il marchio unificato MK Global Kapital — oggi attivo con oltre 500 milioni di euro di portafoglio in microfinanza e Pmi lungo tutta la Via della Seta”.

Recentemente IMON International, controllata del gruppo in Tagikistan, ha ottenuto la licenza bancaria completa dalla Banca nazionale del Tagikistan. È l’unica banca del Paese con un azionista di maggioranza italiano. Di cosa si occuperà?

“Ci sono vari motivi che ci hanno spinto in queste aree. Ad esempio, in Tagikistan l’imprenditoria femminile è un fenomeno significativo e in crescita nonostante le barriere strutturali. Quasi 90.000 donne sono registrate come imprenditrici, molte delle quali gestiscono piccole e medie imprese nei settori tradizionali e agricoli. Questo ruolo centrale delle donne nel tessuto imprenditoriale rende ancora più strategico l’intervento di MK Global Kapital: sostenere imprese guidate da donne significa non solo promuovere l’uguaglianza di genere, ma anche rafforzare l’economia locale e contribuire a uno sviluppo sostenibile, in linea con gli standard ESG perseguiti dal gruppo. Abbiamo aperto lì perché il mercato lo chiedeva: una popolazione giovane, un tessuto di piccole imprese manifatturiere e agricole con un bisogno reale di accesso al credito, e una finestra geografica che pochi operatori occidentali avevano il coraggio, o la competenza, di aprire. Sono convinto che il ruolo dell’imprenditore europeo in queste aree non sia aspettare che il contesto diventi perfetto. È portare standard, metodi, governance. Se aspetti la perfezione, arrivi sempre dopo”.

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